Licenziabile chi denigra l'azienda dove lavora
19/11/2007Parlare male dell'azienda per la quale si lavora diffondendo notizie, sia pure autentiche, in grado di lederne l'immagine può costituire giusta causa o giustificato motivo di licenziamento. Lo ha stabilito la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione (Cassazione 19232/2007) annullando senza rinvio una sentenza della Corte di Appello di Milano che aveva confermato l'illegittimità del licenziamento pronunciata in primo grado dal Tribunale nei confronti di una infermiera professionale e capo sala, dipendente di una struttura ospedaliera. I giudici di merito avevano infatti ritenuto che le espressioni offensive della capacità e professionalità del personale e la divulgazione di addebiti contenuti in una lettera di contestazione relativi al ritrovamento di prodotti scaduti presso il blocco operatorio non giustificassero il licenziamento. Contro tale decisione l'ospedale aveva proposto ricorso in Cassazione, ritenendo che l'infermiera, diffondendo notizie riservate, avesse leso l'immagine di serietà di una struttura particolarmente nota e di alto prestigio. La Suprema Corte, accogliendo il ricorso della struttura, ha rilevato che nel caso in questione è mancata una valutazione globale del comportamento e che "i singoli fatti addebitati non sono stati in alcun modo valutati nell'ambito della particolare delicatezza della funzione assegnata (infermiera professionale in un ospedale),dello specifico settore in cui il lavoro si svolgeva (blocco operatorio) della elevata responsabilità che ne conseguiva e della fiducia che esigeva", e non risulta in alcun modo provato che i molteplici comportamenti posti in essere dalla dipendente non abbiano causato danni alla struttura ospedaliera. Per questo è necessaria una indagine più approfondita da parte della Corte di Appello di Brescia che dovrà riesaminare il caso.

