Imprese

Pausa caffè senza dilungarsi

20/07/2007

La pausa caffè va bene, ma solo se molto breve, altrimenti il lavoratore non è coperto per eventuali infortuni durante il percorso da casa al lavoro. E' quanto ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza 15973 del 18 luglio 2007, ha dettato una sorta di decalogo delle pause caffè tollerate, quelle in sostanza che obbligano il datore e l'Inail a risarcire il dipendente in caso di infortunio.

La decisione della suprema corte si riferisce alla storia di un lavoratore che tornando a casa dal lavoro si era fermato a prendere un caffè, attardandosi però al bar per quasi un'ora. Una volta rimontato in macchina dopo la pausa, l'uomo aveva avuto un incidente, per il quale aveva chiesto il riconoscimento dell'infortunio "in itinere" al datore di lavoro e quindi all'Inail. Il giudice a cui si era rivolto però glielo aveva negato, sentenza poi ribadita in appello dal tribunale di Genova. Ora i giudici della sezione Lavoro della Cassazione - sentenza 15973 - hanno ancora una volta dato torto al lavoratore confermando la sentenza d'appello e negando il risarcimento. L'uomo infatti, per rispettare il principio di "infortunio in itinere", doveva rientrare a casa rapidamente, senza fermarsi troppo al bar. La sua invece è stata una sosta lunga, definita dai giudici di primo grado «voluttuaria», tale quindi da impedire il rimborso.

Il tribunale in appello aveva confermato la sentenza di primo grado ricordando anche le condizioni giuste di una eventuale "pausa di lavoro" e facendo distinzione tra "soste necessitate", nelle quali rientrano i bisogni fisiologici e brevi riposini necessari a causa della lunghezza del percorso da fare con l'auto, e "soste voluttuarie". Anche queste sarebbero coperte da assicurazione se della durata di "pochi minuti e insuscettibili di modificare le condizioni di rischio".

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