Imprese

Il datore di lavoro è responsabile del mobbing

07/10/2007
Anche il datore di lavoro può essere ritenuto responsabile di casi di "mobbing" se non esercita una adeguata vigilanza sul comportamento dei dipendenti. Lo ha stabilito la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione (Cassazione 16148/2007) accogliendo il ricorso di un dirigente dell'Enel di Martina Franca che, insieme alla moglie, aveva subito minacce, aggressioni e lesioni personali per quasi 10 anni da parte dei colleghi, senza che il datore di lavoro avesse fatto nulla per aiutarli nonostante le richieste avanzate in tal senso. In particolare, il dipendente e sua moglie avevano subito minacce dalla fine degli anni '70 da parte di quattro loro colleghi, e, nonostante le numerose denunce e richieste di trasferimento dal posto di lavoro, l'Enel non aveva adottato alcun provvedimento, tanto che, per effetto delle continue aggressioni, il marito aveva subito una debilitazione psico - fisica ed un infarto e la moglie era deceduta nel 1992. Nel 1987 si era concluso un procedimento penale a carico dei mobbizzatori ma era intervenuta l'amnistia. Il dipendente vittima di mobbing aveva proposto ricorso anche contro il l'Enel per inadempimento contrattuale, ma i reati erano stati dichiarati prescritti sia dal in primo grado dal Tribunale che in secondo grado dalla Corte di Appello di Lecce. La Suprema Corte ha invece aperto uno spiraglio, stabilendo che la prescrizione dei reati non decorre dalla data di inizio delle minacce ma da quella della sentenza di proscioglimento per intervenuta amnistia, ed ha rinviato la causa alla Corte di Appello di Bari ravvisando un "comportamento omissivo e negligente dell'azienda" che non ha fatto nulla per vigilare sul comportamento dei dipendenti accusati di mobbing. In buona sostanza, il datore di lavoro deve sapere quello che avviene all'interno della propria azienda e ha l'obbligo di vigilare sull'operato dei propri dipendenti, altrimenti ne risponde.
    Iscriviti ora Newsletter Info-Legal
    Web Agency Intesys