Circolazione stradale

Telefonino in auto: questione di civiltà

24/04/2008

Rischia una condanna penale l'automobilista che parla al telefonino mentre guida senza utilizzare l'auricolare e usa frasi offensive nei confronti di chi gli contesta la violazione. Lo ha stabilito la Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione (Cassazione 14311/2008)confermando la condanna per ingiuria inflitta dal Giudice di Pace di Cotogno ad un cittadino che, fermato dai Carabinieri perché sorpreso a parlare al cellulare mentre guidava, aveva riposto: "Con tutto quello che c'è in giro...andate a rompere i c... con queste cagate...". La reazione dell'uomo aveva immediatamente fatto scattare la denuncia per ingiuria, e l'automobilista era stato condannato in base alla testimonianza degli ufficiali.
Contro la sentenza l'automobilista aveva proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la frase non avesse portata offensiva, e contestando la testimonianza in quanto proveniente dagli stessi organi accertatori. La Suprema Corte, dichiarando inammissibile il ricorso, ha affermato che non è possibile negare la valenza offensiva alla frase pronunciata dall'imputato, in quanto "essa denota non soltanto disprezzo per il destinatario, ma anche la infondata accusa che i Carabinieri si dedichino ad attività inutili e vessatorie", sottolineando che "è davvero singolare che una persona, sorpresa mentre sta violando la legge con una condotta molto pericolosa per la vita degli altri, invece di chiedere scusa per il suo incivile comportamento reagisca in modo non solo inurbano, ma anche offensivo per chi sta soltanto facendo il proprio dovere per assicurare il rispetto della legge". Riguardo alla valutazione delle prove, una giurisprudenza oramai costante e consolidata ritiene che per la affermazione di responsabilità sia sufficiente anche la sola deposizione della parte lesa senza la necessità di riscontri esterni.

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