Pubblica Amministrazione

Se il dipendente statale naviga troppo sul web? E' peculato

30/05/2008

Lo statale che trascorre troppo tempo a navigare nel web per ragioni personali (non legate al suo impiego) rischia la sospensione dal posto di lavoro. Tale conmportamento, infatti, puo' configurare il reato di peculato punito al pari delle telefonate private fatte dall'ufficio. Lo ha affermato la Corte di Cassazione (Sesta sezione penale sentenza 20326/2008) accogliendo il ricorso della Procura di Bari contro la revoca della sospensione dall'esercizio di pubblico servizio accordata ad un dipendente comunale sorpreso a servirsi per sopi personali della rete informatica del comune. L'impiegato comunale, spiega la Corte, "navigava in internet su siti non istituzionali, scaricando su archivi personali dati e immagini non inerenti alla pubblica funzione, prevalentemente materiale di carattere pornografico, con danno economico dell'ente". L'uomo, in un primo tempo sospeso, era stato riammesso dal Tribunale di Bari sulla base del fatto che il reato di peculato "tutela il patrimonio della Pubblica amministrazione (Pa) e che lo stesso non poteva essere depauperato a seguito dei collegamenti in questione di un computer comunque e sempre collegato alla rete elettrica e telefonica indipendentemente dall'uso della navigazione". Di diverso avviso la Corte di Cassazoine che nella sentenza ricorda come "l'articolo 314 Codice penale, oltre a tutelare il patrimonio della Pa, mira ad assicurare anche il corretto andamento degli uffici della stessa basato su un rapporto di fiducia e di lealta' con il personale dipendente".

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