Il marito che costringe la moglie ad avere rapporti sessuali commette violenza carnale
01/07/2009Troppo appetito sessuale fa male al matrimonio. Per lo meno se non è reciproco: è quanto è accaduto, infatti, a una coppia di coniugi italiani in cui lui ha costretto la moglie a rapporti sessuali non desiderati per diverso tempo, fino al punto di farsi denunciare. In tribunale il marito ha ammesso che la sua focosità non era sempre corrisposta, tuttavia ha chiesto che la sua colpa fosse derubricata al reato di maltrattamenti in famiglia, e non già a quella di violenza carnale, come richiesto dalla consorte. La Suprema Corte, tuttavia, ha respinto la richiesta del marito e confermato la sentenza di condanna per stupro della Corte d'Appello (sentenza n. 26345), precisando che "in tema di reati contro la libertà sessuale integra la violazione dell'art. 609 Bis C.p. qualsiasi forma di costringimento psicofisico idonea a incidere sull'altrui libertà di autodeterminazione, dal momento che non esiste all'interno di un rapporto coniugale o paraconiugale un 'diritto all'amplesso', né conseguentemente il potere di esigere o imporre una prestazione sessuale". A maggior ragione, ha rimarcato la Cassazione, dal momento che l'uomo "non si era limitato a usare modalità irrispettose nei riguardi della moglie per ottenere le prestazioni, ma aveva messo in atto un vero e proprio regime dispotico connotato da vessazioni, arroganza, proibizioni e imposizioni di ogni genere".
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27/04/2010 [Pubblica Amministrazione]
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