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Una novità in materia di Pubblica Sicurezza

Securshop, più sicuri i negozi, più tranquilli i consumatori

01/10/2009

Il problema della sicurezza è ormai centrale nell'agenda politica e nella percezione dei cittadini. Spesso però il fenomeno della criminalità viene trattato da un punto di vista solamente emotivo, collegandolo ai problemi sociali del nostro paese: crescita della povertà, alto tasso di immigrazione, disoccupazione, crisi economica. Tutto ciò esaspera ulteriormente i già accesi toni del confronto, ma raramente l'atteggiamento dominante è quello di una linea di condotta costruttiva che, al di là della demonizzazione e della paura, contribuisca concretamente al miglioramento della nostra protezione e della convivenza.

Il progetto Securshop

Una proposta di segno diverso, in tal senso, è venuta di recente dall'accordo stipulato tra il Ministero dell'Interno, Confcommercio e Confesercenti per mettere in contatto negozi e altre attività commerciali aperte al pubblico con le sale operative della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri, al fine di attivare collegamenti visivi nel caso di aggressioni e rapine. Il progetto, denominato "Securshop", ha lo scopo di "incrementare la sicurezza pubblica, prevedendo un sistema di allarme controllato con telecamere attivabile con semplice pressione sui pulsanti di comando ed in grado di collegarsi con le sale e centrali operative delle forze di polizia e di trasmettere in caso di rapina all'interno dei locali, le immagini in tempo reale".

I termini dell'accordo

Il Protocollo stabilisce i criteri generali della collaborazione tra i negozianti e i diversi organi di Polizia in tema di video allarme antirapina. In particolare, il sistema di controllo visivo dovrà interagire direttamente con gli apparati presenti nelle sale e le centrali operative della Polizia di Stato. Conformemente alle direttive del Garante per la protezione dei dati personali in materia di videosorveglianza, l'installazione di telecamere è lecita solo se è proporzionata agli scopi che si intendono perseguire, ovvero, come dice l'Autorità garante per la privacy: "Gli impianti di videosorveglianza devono essere attivati solo quando altre misure siano insufficienti o inattuabili." In particolare gli impianti dovranno essere forniti dal commerciante agli organi di Polizia (chiamato fruitore dal testo del protocollo stesso) nella forma del comodato d'uso. Il comodato d'uso è un particolare tipo di contratto, simile per contenuti all'affitto e al noleggio, dai quali si distingue solo perché è a titolo gratuito. Anche le spese di installazione, collaudo e manutenzione sono totalmente a carico dei fruitori, ovvero dei commercianti. È da segnalare che alcune Unioni di Commercio hanno predisposto particolari accordi per ottenere vantaggi fiscali, come per esempio dei crediti d'imposta, per favorire gli investimenti negli impianti di auto protezione.

 

Negozi protetti, cittadini informati

Condizione essenziale è che l'esercente potrà attivare l'allarme esclusivamente in caso di concreta possibilità di rapina e va tenuto presente anche che l'uso illecito di sistemi di videosorveglianza espone all'impossibilità di utilizzare le immagini raccolte, a provvedimenti di blocco e divieto fino a sanzioni amministrative o penali e che l'Autorità garante effettua, a questo proposito, periodici controlli. Altra informazione importante è quella che riguarda l'obbligo di informativa della esistenza del sistema di controllo ai cittadini che transitano, infatti questi devono essere messi a conoscenza del fatto di percorrere luoghi video sorvegliati!

 

Olivia Flaim

Comitato Italiano dell'Assicurazione di Tutela Legale

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