Le parafarmacie, queste sconosciute
11/12/2009Facciamo un piccolo test? Alzi la mano chi ha un vago ricordo del "decreto Bersani" (qui le mani dovrebbero essere tante); ricorda qualcosa sulla liberalizzazione della vendita dei farmaci (le mani levate dovrebbero essere più o meno le stesse); ha mai sentito parlare di "parafarmacie" (il numero di palmi in questo caso dovrebbe calare, visto che non in tutte le città sono presenti questi esercizi commerciali); e per finire, sa cosa sono e cosa si vende nelle parafarmacie... e qui vi voglio!
Il Decreto Bersani
Confesso di essere il primo della lista, tra gli ignoranti. Tutti i giorni uscendo di casa passo davanti a un negozio aperto da poco con delle belle luci al neon verdi. Quando ho scoperto che si trattava di una parafarmacia mi sono chiesto, un po' sottovoce: "Ma cos'è una parafarmacia? E cosa ci si vende?". Così ho cominciato a informarmi e ho scoperto alcune cose interessanti. Ma andiamo per ordine. Verso gli inizi del 2006 l'allora ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani decise di dare una scossa liberalizzatrice al sistema dei servizi italiano, all'interno del quale rientrano anche le farmacie. Il tema, sicuramente delicato (con la salute delle persone non si scherza) sollevò subito aspre polemiche: farmacisti contro grande distribuzione, consumatori contro ordini professionali e chi più ne ha più ne metta. Ma cosa stabilisce il decreto Bersani? In sostanza, concede la possibilità di vendere alcuni tipi di farmaci anche al di fuori delle classiche farmacie dove eravamo abituati a rifornirci (D.L. 223/2006 poi convertito con la L. 248 del 04.08.2006, vedi nota 1).
L'offerta delle parafarmacie
I primi a cogliere l'opportunità furono gli operatori della grande distribuzione, così nelle varie Auchan, Carrefour, Coop, Conad si cominciarono a vedere i primi corner dedicati alla vendita dei farmaci, seguiti dalle vere e proprie "parafarmacie". Ma cosa possono vendere, di preciso, le parafarmacie? All'interno vi si possono commercializzare farmaci cosiddetti SOP senza obbligo di prescrizione (o OTC dal termine inglese over the counter) in sostanza i più comunemente detti farmaci da banco o di fascia "C" (l'aspirina, per intenderci); prodotti per l'automedicazione (disinfettanti, cerotti, fasciature etc); cosmesi; omeopatia (fino ad allora appannaggio delle erboristerie); prodotti per l'infanzia e per l'allattamento; prodotti per l'igiene e articoli di veterinaria.
Obiettivi e disciplina
In sostanza si è cercato di snellire e rendere più semplice l'accesso a tutta una serie di articoli per la salute che, per loro natura, non presentavano particolari rischi di controindicazioni o effetti collaterali: si potrebbe arrivare a dire che se non serve la prescrizione medica si tratta di prodotti che si possono gestire senza particolari precauzioni. Ma come sono disciplinate le parafarmacie? Innanzitutto diciamo che devono essere gestite (o comunque vi deve operare all'interno) un laureato in farmacia iscritto all'ordine (a garanzia della professionalità del servizio), in secondo luogo per aprire una parafarmacia occorre chiedere l'autorizzazione al Comune di appartenenza e comunicare le proprie intenzioni a vari organismi ed enti (Ministero della Salute, Aifa, Ordine professionale dei farmacisti e Regione).
Polemiche e buon senso
Ciò che forse salta subito all'occhio e che distingue le parafarmacie dalle tradizionali farmacie è un ambiente meno formale, pensato per avvicinare il più possibile il cittadino alla tutela della sua salute. Donde vengono, allora, le polemiche? Qualcuno ritiene che in realtà si stia giocando con il fuoco distribuendo con troppa facilità i medicinali, quindi la sbandierata maggiore accessibilità, anziché essere un pregio, si rovescerebbe nella mancanza di serietà e carenza di attenzione nel seguire il cittadino nell'acquisto del prodotto. All'opposto, altri ritengono che dietro queste critiche si nasconda un atteggiamento ipocrita (in molti casi sarebbero gli stessi farmacisti ad aprire le parafarmacie per rispondere a tutta la domanda del mercato), nascondendo di fatto l'opportunità professionale che può rappresentare una parafarmacia per i farmacisti non titolari. Le lobby nel tempo si sono messe all'opera e così sono ormai pressoché quotidiani i tentativi (da una parte e dall'altra) di modificare lo status quo: chi pensa di stendere una bella "lenzuolata" per annacquare la riforma, chi invece cerca di farlo nell'ombra con l'emendamento dell'ultimo secondo, chi alza la voce con petizioni al Presidente della Repubblica e al Governo (vedi nota 2). Nel frattempo, le parafarmacie seppur lentamente continuano a crescere: gli ultimi dati del Ministero parlano di 3.000 parafarmacie attive ad ottobre 2009. Il dibattito è aperto e le forze in campo agguerrite: allora ben vengano le discussioni, anche accese, purché ci si ricordi che quando si parla di farmaci, si parla di salute, per cui stiamo pur sempre discutendo sulla nostra pelle!
Matteo Bianchi
Comitato Italiano dell'Assicurazione di Tutela Legale
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