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Alcuni istituti di credito si stanno preparando alla Posta Elettronica Certificata

“La mia banca è differente”. Ma è anche trasparente?

10/02/2010

I junk-bond, le "cineserie" finanziarie, la stretta al credito, lo spread sui mutui, i costi fissi e chi più ne ha più ne metta. Siamo sinceri: di questi tempi prendersela con le banche è un po' come sparare sulla Croce Rossa. Considerate da più parti le responsabili della crisi che ha tolto il sonno a milioni di persone sul nostro pianeta, hanno ottenuto da governi nazionali aiuti a pioggia per chiudere buchi di bilancio creati dalle loro stesse scelte, con la beffa che invece di cospargersi il capo di cenere hanno continuato a dispensare ai propri manager lauti premi di "produttività".

 

Le disposizioni della Banca d'Italia

Pressati da associazioni di consumatori, authorithies e Comunità Europea (che recentemente ha classificato il nostro sistema bancario come ultimo per la chiarezza ma primo per i costi...), all'interno degli istituti di credito si è fatta largo la parola trasparenza. Se il servizio bancario è stato reso più flessibile e dal cosiddetto "banking on the web", fino a pochi mesi fa il rapporto tra gli istituti bancari e i clienti soffriva ancora di una certa oscurità di fondo che non aiutava una relazione commerciale limpida e reciprocamente proficua. Almeno questa è stata la convinzione della Banca d'Italia, che la scorsa estate ha emanato le nuove istruzioni di vigilanza in materia di "Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari" e "Correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti" (provvedimento che segue quanto disposto nella L. 154/92 sulla Trasparenza delle operazioni bancarie poi a sua volta ripresa nel D.Lgs 385/1993 "Testo Unico delle leggi in materia Bancaria e Creditizia"), che introduce alcune regole sul corretto rapporto di trasparenza tra il cliente e la sua banca.

 

Le novità in tema di trasparenza

Venendo al contenuto delle nuove disposizioni, che dovrebbero entrare a regime con l'inizio di aprile, una delle regole più importanti riguarda la modifica delle condizioni di contratto (modificabile unilateralmente dalla banca solo se previsto nel contratto approvato dal cliente), che deve essere inviata al cliente per iscritto sotto forma di "Proposta di modifica unilaterale del contratto" almeno trenta giorni prima della data prevista per la decorrenza delle modifiche. Il cliente avrà quindi sessanta giorni di tempo per richiedere il recesso dal rapporto senza pagare alcuna spesa né penale. Un altro punto rilevante riguarda il cosiddetto documento di sintesi inviato una volta l'anno, che fornisce un aggiornamento sulle principali condizioni contrattuali ed economiche. Anche qui il correntista ha sessanta giorni di tempo per effettuare eventuali contestazioni, diversamente il documento è da considerarsi approvato. La Banca d'Italia si è espressa anche sull'ISC (Indicatore Sintetico di Costo) e i profili di operatività: secondo la definizione fornita dalla Banca d'Italia l'ISC "offre una sintetica misura del costo totale del finanziamento (interessi + spese e oneri accessori)"; in sostanza si tratta di un valore percentuale che indica il costo globale di un prodotto bancario. Con l'emanazione delle nuove disposzioni, l'ISC è diventato obbligatorio su ogni prodotto. Non si tratta esattamente di una novità (in passato era già utilizzato in alcuni ambiti), ma ora diventerà un valore comune. Il limite dell'ISC era costituito dalla difficoltà di confrontarlo con la propria situazione personale. Per ovviare a questo problema entreranno in azione i cosiddetti profili di operatività, modelli di riferimento per i prodotti bancari. I profili dovrebbero tener conto dell'area geografica di appartenenza del cliente, del reddito e di altre caratteristiche che saranno specificate nei prossimi mesi. Attualmente il consorzio Pattichiari indica otto profili, che tuttavia non sono vincolanti per il sistema bancario: si va dai ragazzi senza reddito ai pensionati, passando per i giovani e le famiglie. All'interno di queste categorie i profili sono differenziati in base al reddito (con o senza) e alle esigenze (di base o evolute). I profili di operatività saranno uguali per tutte le banche e permetteranno ai clienti di confrontare le offerte dei diversi istituti di credito. La confrontabilità dei costi dei servizi bancari passa anche per la semplificazione e la standardizzazione delle comunicazioni inviate ai clienti, così la Banca d'Italia ha stabilito che i fogli informativi e i rendiconti periodici inviati ai titolari dei rapporti dovranno contenere una serie di voci identiche per qualsiasi banca. I valori relativi saranno confrontabili, quindi sarà più semplice capire quanto e come si sta spendendo per i servizi ricevuti.

 

La Posta Elettronica Certificata

Queste le principali novità contenute nelle nuove disposizioni della Banca d'Italia in materia di trasparenza, ma qualcosa sta cominciando a muoversi anche sul fronte delle modalità di invio delle comunicazioni. Non sono pochi, infatti, i correntisti che pur avendo scelto l'invio gratuito tramite posta elettronica delle comunicazioni bancarie continuano a riceverle (a pagamento) via posta ordinaria (nel novero dei casi sono incluse, tra le altre, le comunicazioni in cui è specificata la necessità dell'invio "per iscritto"). Alcuni istituti di credito si stanno muovendo nella direzione della Posta Elettronica Certificata (PEC), che offre la possibilità di dare a un messaggio di posta elettronica lo stesso valore di una raccomandata con ricevuta di ritorno, attribuendo quindi valore legale alla comunicazione. Una modalità di scambio di informazioni che oltre a essere gratuita dovrebbe aiutarci a eliminare dall'estratto conto quell'antipatica voce relativa al costo per l'invio delle comunicazioni.

 

Verso un'epoca della chiarezza?

In conclusione anche il rapporto cittadino banca sta entrando nel ventunesimo secolo e nell'era di internet, della trasparenza e della chiarezza. Certo entrambi dovranno metterci del loro: i cittadini vincere la ritrosia a utilizzare strumenti tecnologicamente evoluti (quanti over 60 usano bancomat, carta di credito e d e-banking?) e prestare maggiore attenzione alle nuove informazioni di cui ora possono disporre; le banche "uscire in strada" per parlare faccia a faccia con quei clienti che fino a oggi guardavano da dietro il vetro di uno sportello. Un po' di fiducia: siamo o non siamo stati noi italiani a inventare le banche? Sono o non sono i nostri istituti di credito quelli che hanno risentito meno della crisi finanziaria? Forse siamo un po' lenti a digerire i cambiamenti (e avendo quasi 1000 anni di storia bancaria un po' di lentezza è anche comprensibile), ma non dimentichiamo che la nostra lentezza ci ha permesso in molti casi di essere più consapevoli, scorgendo in tempo gli errori che stavamo per compiere.

 

Matteo Bianchi

Comitato Italiano dell'Assicurazione di Tutela Legale

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