La macchia nera del bullismo
11/11/2009Il fenomeno del bullismo ha assunto negli ultimi anni una rilevanza e una diffusione sempre maggiore all'interno della nostra società, come testimoniano i recenti casi di cronaca trattati dai quotidiani.
La definizione di bullismo
Degli ultimi giorni è il caso di uno studente tredicenne di Torino che, all'interno dei locali scolastici, durante il cambio d'ora, è stato aggredito da due compagni di classe che lo hanno marchiato a fuoco sul braccio destro. Questi casi estremi sono, però, solamente la punta dell'iceberg del fenomeno, per capire il quale occorre fare un passo indietro e definire esattamente che cosa si intende per bullismo. Nella letteratura psicologica internazionale con tale termine si fa riferimento al "fenomeno delle prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei soprattutto in ambito scolastico. In particolare con il termine bullismo si intende riunire aggressori e vittime in un'unica categoria". Tale definizione lascia spazio a un'ulteriore considerazione di carattere prettamente sociale, ossia al fatto che il fenomeno del bullismo è in continua crescita nella scuola essendo quest'ultima divenuta il maggior centro di socializzazione per bambini e ragazzi. A questo proposito, è rimasta significativa la definizione di bullismo data da Olweus, uno dei maggiori studiosi ed esperti del fenomeno a livello mondiale, secondo il quale "Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni". In ogni caso per parlare di bullismo è necessario che vi sia un'asimmetria nella relazione tra i soggetti interessati.
La violenza entra in aula
Infatti, se un tempo la maggior parte delle relazioni sociali e di comunicazione connotate da aggressività si svolgevano al di fuori dell'ambiente scolastico e si risolvevano sovente in giochi e gare tra bambini e ragazzi che finivano per diluire ed evitare casi di particolare gravità, oggi un'organizzazione sociale che costringe i minori a passare la maggior parte del loro tempo a scuola e presso la propria abitazione fa sì che gli episodi di bullismo siano sempre più frequenti all'interno degli edifici scolastici e durante l'attività didattica. Naturalmente nell'insorgenza dei fenomeni di bullismo è particolarmente rilevante l'educazione famigliare, che in alcuni casi negativi riesce a influire sul corretto sviluppo cognitivo ed emotivo dei minori, sia nei confronti delle persone che li circondano, sia della società in senso lato.
Le dimensioni del fenomeno
Ma qual è la reale portata del fenomeno in questione? Da recenti studi emerge che oltre il 50% degli studenti intervistati ha riferito di essere stato vittima di episodi di bullismo e di questi il 33% sono vittime ricorrenti. Di questi l'11,6% ha dichiarato di aver subito tali episodi qualche volta, mentre l'1,7% tutti i giorni. Il gruppo più numeroso che ha subito prepotenze è quello dei ragazzi di età sotto i 14 anni (Studio realizzato dall'Associazione Villa Sant'Ignazio per conto della Provincia di Trento). Occorre anche individuare quali siano le forme di prepotenza maggiormente ricorrenti nei casi noti. Innanzitutto è rilevante come le prepotenze di natura verbale (prese in giro, offese, calunnie, minacce) siano nettamente prevalenti rispetto a quelle di tipo fisico (botte, danni alle cose, furti). Non bisogna, poi, dimenticare quelle forme di bullismo meno evidenti ma altrettanto gravi che consistono in violenze psicologiche, isolamento ed esclusione dal gruppo, manipolazione dei rapporti di amicizia all'interno dell'ambiente scolastico.
Il tema della responsabilità
Dopo aver analizzato per sommi capi il fenomeno del bullismo e la sua attuale portata, è necessario prendere in esame le responsabilità giuridiche sussistenti non solo in capo a chi commette atti di prepotenza nei confronti dei propri compagni, ma anche in capo a genitori, insegnanti, dirigenti scolastici e personale non docente. Molti dei comportamenti sopra elencati possono essere violativi sia della legge penale, sia di quella civile. Le botte inflitte a un compagno, per esempio, possono configurare il reato di percosse (art. 581 c.p.) o lesioni (art. 582 c.p.) a seconda delle conseguenze dei fatti posti in essere, mentre le offese possono configurare il reato di ingiuria (art. 594 c.p.). In particolare occorre esaminare entrambe le forme di responsabilità previste dal nostro ordinamento giuridico, ossia quella penale e quella civile. La responsabilità penale è personale e, dunque, il primo e principale soggetto che dovrà rispondere dei fatti commessi è l'autore stesso, sottolineando che solamente le persone maggiori dei 14 anni sono imputabili, non escludendosi un'eventuale responsabilità degli insegnanti, in linea di massima, per mancata vigilanza sugli alunni e, dunque, per fatti meramente omissivi. Anche in relazione alle richieste di risarcimento in ambito civile, le richieste della vittima possono incombere sia sull'autore del fatto dannoso, sia sui soggetti deputati alla sorveglianza e all'educazione di quest'ultimo, nel caso in cui egli sia minorenne.
Le norme sulle responsabilità
Il sistema della responsabilità giuridica degli operatori scolastici è normato, in primo luogo, dal disposto dell'art. 28 della Costituzione, la quale stabilisce che "i funzionari e i dipendenti dello Stato e degli Enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità si estende allo Stato e agli altri enti pubblici". In secondo luogo l'art. 2048 del codice civile stabilisce che "I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un'arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza". È questa la cosiddetta culpa in vigilando, in relazione alla quale l'unica esimente per gli insegnanti è quella di dimostrare di non aver potuto impedire il fatto poiché il medesimo si sarebbe manifestato in modo imprevedibile, repentino e improvviso. Con la responsabilità degli insegnanti concorre, poi, quella dei genitori sempre in forza del contenuto dell'articolo 2048 del codice civile. In questo caso si parla di culpa in educando e la prova che i genitori dovranno fornire per andare esenti da qualsivoglia responsabilità è quella di aver impartito al minore un'educazione adeguata a impedire il fatto illecito. È questa una probatio diabolica poiché la stessa commissione del fatto dannoso da parte del minore dimostrerebbe, di per sé, l'inadeguatezza dell'educazione da quest'ultimo ricevuta. Resta ancora da esaminare la responsabilità dei dirigenti scolastici, sui quali non incombono doveri di vigilanza degli alunni, ma obblighi di adottare e porre in essere tutte quelle misure utili a garantire la sicurezza nell'ambiente scolastico e la disciplina tra gli alunni.
Quali soluzioni? L'esperienza scandinava
In conclusione possiamo affermare che il bullismo è un fenomeno particolarmente grave, che ha riflessi sociali negativi non solo nell'attualità ma anche in prospettiva futura. Da ricerche in materia, infatti, è emerso che i bulli crescendo hanno molte più probabilità di commettere reati anche gravi, mentre le vittime risultano essere maggiormente esposte alla depressione in età adulta, con un'autostima più bassa rispetto a persone che in gioventù non sono state vittime di prepotenze. Sono dunque auspicabili degli interventi, in primo luogo in ambito scolastico, al fine di ridurre drasticamente il fenomeno. A tal proposito in alcuni paesi nordici è stato adottato un programma di intervento elaborato da Olweus che ha portato a una riduzione degli atti di bullismo sono diminuiti anche del 50%. I principi base elaborati da Olweus al fine di modificare il comportamento aggressivo di alcuni studenti consistono, innanzitutto, nel creare un ambiente scolastico caratterizzato da affetto ed interessi positivi anche mediante un maggior coinvolgimento e consapevolezza del fenomeno da parte degli adulti. Il sistema prevede sanzioni punitive verso gli atti di prevaricazione e prepotenza stabilite e rese note a tutti gli allievi, che tuttavia non devono consistere in coercizioni fisiche. Gli adulti, siano essi insegnanti o genitori, sono invitati ad adottare un comportamento autorevole ma aperto al dialogo, onde comprendere eventuali fattori di disagio del minore. Il metodo di Olweus, in sintesi, è finalizzato a responsabilizzare gradualmente gli alunni, orientamento che offre indicazioni utili anche al sistema educativo italiano, dove troppo spesso gli insegnanti sono spinti a esercitare più il ruolo dei sorveglianti, piuttosto che degli educatori, nei confronti degli alunni.
Gabriele Fodella
Comitato Italiano dell'Assicurazione di Tutela Legale

