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L’ordinanza Martini ha sostituito il concetto di “cane pericoloso” con quello di “cane impegnativo”

Il cane è impegnativo? Ci vuole la patente

09/06/2009

"Bimbo muore aggredito dal suo cane" (La Stampa, 13 febbraio); "Bimbo azzannato dal cane di casa" (Corriere della Sera, 24 febbraio); "Bimbo azzannato dal cane di famiglia" (La Repubblica, 18 marzo): andando a spulciare tra le pagine dei giornali dei mesi scorsi, potremmo trovare altre notizie di cronaca dello stesso tenore.

 

Un problema controverso

Alzi la mano chi leggendo queste notizie non ha avuto, almeno per un attimo, un "cattivo pensiero" nei confronti dei quadrupedi incriminati: ma come? - viene da chiedersi - non erano proprio loro i nostri "migliori amici"? In effetti, è piuttosto difficile conciliare l'immagine del cane protagonista positivo di tante serie televisive, cartoni animati e fumetti con quella della bestia feroce, oppure l'idea del fedele compagno dell'uomo con quella del pericolo pubblico. Le questioni sono due: o tutto a un tratto i cani hanno risvegliato il mister Hyde che c'è in loro, oppure sono sempre gli stessi cani di prima e siamo noi, i "padroni", ad avere cambiato atteggiamento nei loro confronti: li vogliamo sempre perfetti, eleganti, super addestrati, agili e snelli. Forse siamo noi che, dimenticandoci del fatto che sono cani e non modelle da esibire in sfilata, abbiamo incrinato quell'equilibrio tra uomo e animale che madre natura aveva creato così bene.

 

L'ordinanza Martini

Qual è la soluzione ideale al problema, se ne esiste una? I tentativi sono stati numerosi nel corso degli anni (si vedano per esempio le precedenti ordinanze Turco e Sirchia) e tutti orientati a recuperare un po' del buon senso che abbiamo perso con il tempo nella relazione con i nostri amici a quattro zampe. Recentemente, sull'onda dei fatti di cronaca, il sottosegretario al Lavoro e alla Salute Francesca Martini ha emanato un'ordinanza "per la tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressione dei cani", che va a ridisegnare nel profondo la normativa in questione. Vediamone allora nel dettaglio le novità più rilevanti.

 

Cane pericoloso? No, impegnativo

Innanzitutto viene cancellata la cosiddetta "black list" delle razze pericolose introducendo invece la figura del "cane impegnativo": in sostanza viene meno la divisione a priori tra cani pericolosi e cani che non lo sono, perché tutti possono essere potenzialmente rischiosi; sarà compito dei veterinari segnalare alle ASL le situazioni di pericolo e i cani che hanno già dato segni di aggressività, agevolando così l'inserimento dei medesimi in appositi registri. I proprietari dei cani "impegnativi" saranno inoltre tenuti a rispettare i seguenti obblighi: l'uso del guinzaglio e della museruola, la stipulazione di una polizza assicurativa e del conseguimento da parte del proprietario di un apposito patentino rilasciato con corsi di formazione organizzati dai comuni. In secondo luogo il proprietario o chi ha in custodia un cane - anche solo momentaneamente - è chiamato a rispondere sia civilmente sia penalmente dei danni o lesioni che questi dovesse arrecare a persone, animali o cose.

 

Responsabilità, una soluzione semplice

Vige poi un divieto assoluto di addestrare i cani per esaltarne l'aggressività e qualsiasi operazione di selezione o incrocio che abbia lo stesso scopo. Infine è previsto l'obbligo di utilizzare sempre un guinzaglio di misura non superiore a 1,5 metri per i cani condotti nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, dove è obbligatorio avere sempre con sé la museruola da utilizzare in caso di pericolo. L'ultima disposizione ha poco a che vedere con la pericolosità ma molto con il decoro delle nostre città, e concerne l'obbligo alla raccolta delle deiezioni, abitudine ancora poco praticata in Italia. In conclusione l'ordinanza c'è e pare essere più incisiva delle precedenti, gli obblighi e i divieti sembrano essere dettagliati e stringenti. Adesso c'è solo da augurarsi che l'uomo diventi più responsabile, imparando una volta per tutte a rispettare la leggi della natura senza pretendere dai cani che siano ciò che non sono né possono diventare, ricordandosi soprattutto che forse non esistono razze pericolose ma più frequentemente padroni negligenti.

 

Matteo Bianchi

Comitato dell'Assicurazione di Tutela Legale

 

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