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Meglio pensarci due volte prima di rifiutarsi di fare il caffé ad un extracomunitario

01/03/2006
Discriminazione razziale: questa è stata la decisione della Terza sezione penale della Corte di Cassazione (Cass. 46783/2005) che ha condannato il gestore di un bar rifiutatosi di servire due clienti nordafricani. La sentenza, stabilita in primo grado dal tribunale di Verona, prima di arrivare in Cassazione è stata confermata in secondo grado anche dalla Corte di Appello di Venezia. Il barista veronese di norma si rifiutava di servire clienti extracomunitari, ed anche in questo caso ha cacciato dal locale senza caffé due lavoratori nordafricani in possesso di regolare permesso di soggiorno. Alla base del suo gesto sostiene, la difesa del bar, che troppe volte è stato teatro di disordini causati da clienti di origine magrebina che avevano esagerato con gli alcolici. Il comportamento del veronese secondo la Suprema Corte non ha avuto alcuna "ragione giustificatrice", se non quella di "offendere la dignità dei cittadini extracomunitari a causa della loro diversa razza ed etnia". A rafforzare la sentenza della Corte è stato citato anche il Protocollo facoltativo del Patto internazionale sui diritti Civili e Politici adottato dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 16 dicembre 1966. La famosa Convenzione di New York, che era stata creata proprio allo scopo di eliminare tutte le forme di discriminazione razziale e "assicurare pari dignità sociale ai cittadini di ogni Stato e a reprimere penalmente i comportamenti che costituiscono espressione di discriminazione razziale", dopo 50 anni è ancora attuale e assolutamente valida.
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