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Vestire come un povero non fa evitare l’espulsione a chi è clandestino

07/05/2009

L'abito non fa il monaco, e nemmeno il povero, viene spontaneo di dire dopo la sentenza 18537 della Corte di Cassazione, che si è recentemente espressa sull'espulsione di un clandestino precedentemente dispensato dal tribunale di Verona dall'applicazione della norma specifica perché dichiarato "manifestamente indigente" a causa del suo abbigliamento trasandato. In prima istanza, infatti, il tribunale di Verona aveva dichiarato inapplicabile la norma di espulsione nei confronti di una persona definita "migrante economico", il cui stato di necessità lo metteva al riparo dalla condanna di espulsione. Una tesi che la Suprema Corte non ha condiviso (come aveva già fatto la Corte d'Appello di Venezia), precisando che gli abiti non possono costituire una prova dell'assoluta povertà.

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