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“Lei è un’incapace”. Preside condannato per offesa alla dignità di un insegnante

23/01/2009

Rapporti gerarchici ancora nel mirino della giustizia: dopo la condanna di un tenente dei Carabinieri che aveva offeso un maresciallo chiamandolo "caprone"e "sciagurato", con la sentenza 2927 la Corte di Cassazione ha confermato la pena per il preside di una scuola della provincia di Massa, che entrato a sorpresa durante l'orario di lezione in una classe particolarmente rumorosa aveva espresso il proprio disappunto nei confronti dell'insegnante, pronunciando al suo indirizzo espressioni dure come "Lei è un'incapace, un'incompetente". Querelato dalla professoressa per offesa all'onore e al decoro, il preside è stato condannato prima dai giudici di merito e in ultima istanza - dopo il ricorso in Appello - dalla Corte di Cassazione, che ha rilevato come "le espressioni non riguardavano critiche legittime avanzate dal superiore gerarchico a uno specifico operato del dipendente, bensì la sfera personale". L'offesa subita è inaccettabile - anche nel caso in cui il rimprovero risulti giustificato - non solo perché lesiva della dignità dell'insegnante, della quale sono state messe in dubbio la capacità e la competenza di fronte a un'intera classe di alunni, ma anche perché la "legittima critica, con espressioni non offensive, poteva essere espressa nelle sedi a ciò deputate come il consiglio di classe".

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