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Il corpo umano come password? : l'utilizzo della biometria in passaporti, carte di identità e titoli di viaggio.

01/09/2005
Nella relazione conclusiva alla Conferenza Internazionale dei Garanti per la protezione dei dati personali di Wroclaw del 2004 l'allora presidente dell'Authority italiana Stefano Rodotà indicava tra i problemi più attuali "la trasformazione del corpo, utilizzato come 'password' attraverso i dati biometrici, accompagnato da strumenti elettronici (braccialetti, microchip) che rendono possibile seguirlo e localizzarlo in maniera permanente". E concludeva che "proprio una forte tutela della privacy può liberare le nuove tecnologie dal rischio di utilizzazioni lesive dei diritti fondamentali". La successiva Conferenza tenutasi a Montreux lo scorso settembre ha fatto propria l'attenzione a questo problema giungendo ad adottare una Risoluzione sull'utilizzo della biometria in passaporti, carte di identità e titoli di viaggio. Si tratta di una affermazione di principi, con ricadute pratiche francamente di poco impatto per ora, ma importante perché pone dei punti fermi sui quali le Autorità per ora richiamano i Governi e che potranno servire da base ad eventuali future disposizioni legislative comunitarie e nazionali. E' questo uno dei casi in cui il legislatore cerca di inseguire la realtà delle cose per almeno minimamente regolarla: di fatto Governi e organismi internazionali come l'Organizzazione Internazionale dell'Aviazione Civile (ICAO) stanno già completando la definizione di norme e standard tecnici volti ad integrare dati biometrici (impronte digitali, riconoscimento del volto) in passaporti e titoli di viaggio ai fini della lotta al terrorismo e della maggior rapidità dei controlli alle frontiere e delle procedure di imbarco. Da parte sua, anche il settore privato ricorre in misura crescente al trattamento di dati biometrici prevalentemente su base volontaria. Né va dimenticato che tali dati possono essere anche raccolti -come osserva la Risoluzione- "all'insaputa dell'interessato che può lasciare tracce biometriche in modo inconsapevole". In uno scenario futuro -forse un po' orwelliano- non molto lontano nel quale la biometria consentirà la "lettura automatica" del corpo umano, la Risoluzione osserva che " i dati biometrici potrebbero essere utilizzati come indicatori univoci a livello globale". Ci si muove qui su un tema già messo in luce con forza, in particolare dal Garante italiano, per il quale "…anche quando è necessario combattere il terrorismo, questa legittima finalità non può essere perseguita con pesanti limitazioni della democrazia e dei diritti, adottando logiche autoritarie". Tutto ciò premesso, la Risoluzione chiede (ai Governi ma anche ai privati che già di fatto adottano tali tecniche): che si dia attuazione in fase precoce ad efficaci garanzie per limitare i rischi delineati; che si tengano rigidamente distinti i dati biometrici raccolti e memorizzati per finalità di natura pubblica (es. controllo alle frontiere) in base ad obblighi di legge e quelli raccolti e memorizzati per finalità contrattuali sulla base del consenso; che si limiti tecnicamente l'impiego della biometria in passaporti e carte d'identità alle finalità di verifica, tramite il confronto fra i dati contenuti nel documento e i dati forniti dal titolare all'atto della presentazione del documento stesso. Le attuali polizze di tutela giudiziaria già coprono l'ambito della normativa privacy ed anche i privati, in particolare aziende, e gli enti pubblici potrebbero essere chiamati sempre più spesso a rispondere di pretese violazioni in materia.
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